Giulia Treves
volontaria ASCS
Mi
considero molto fortunata...Ho avuto la possibilità di
vivere negli ultimi anni tre esperienze di volontariato in Colombia,
ognuna bella e stimolante a modo suo. E poi è arrivata
un’altra proposta: andare per due anni in Sud Africa per
accompagnare i ragazzi della Ale’s House ed appoggiare
alcune attività a favore dei rifugiati promosse dallo
Scalabrini Centre. E così, eccomi qua, da più
di quattro mesi questa è la mia nuova casa: Benvenuti
ad Ale’s House, Cape Town, Sud Africa.
Città del Capo è una città affascinante,
la Table Mountain, l’oceano, la diversità e la
pluralità delle persone, delle culture, delle lingue...Ovviamente
questo non è tutto, ma l’altra realtà, quella
della township, della povertà, della decadenza è
tenuta (per quanto possibile) lontana. La solita contraddizione
delle grandi metropoli unita all’eredità dell’apartheid
che significa per l’appunto separazione. Noi cerchiamo
di fare l’opposto, cioè promuovere la convivenza
e la solidarietà, sia nel lavoro con i rifugiati sia
con i ragazzi di Ale’s House e Lawrence House, ma la strada
è lunga e spesso in salita.
Dopo aver passato i primi due mesi alla Lawrence House cerando
di familiarizzare con l’ambiente e i ragazzi, vivo da
alcune settimane nella Ale’s House con 8 ragazzi, 4 ragazze
e 4 ragazzi tra i 15 e 19 anni. Come è facile immaginare,
la convivenza non è poi sempre facile; per chi, che come
questi ragazzi, non ha vissuto per anni la realtà di
una famiglia, ritrovarsi all’improvviso seduti tutti attorno
allo stesso tavolo è qualcosa, se non nuovo, almeno da
riscoprire. Cosi, giorno dopo giorno, affrontando le difficoltà
che nascono da questo vivere insieme, cerchiamo di crescere
e soprattutto di trasmettere il valore dell’altro. Anche
quella dell’alterità è una dimensione tutta
da scoprire per questi ragazzi, abituati a pensare a se stessi,
non solo per egoismo, ma per sopravvivere, per conservare la
propria dignità.
Quindi, qual è il mio mondo qua? Una casa, 8 ragazzi,
8 storie diverse, così difficili da leggere. Storie di
abbandono, di fuga, di ricerca di una vita che offrisse qualcosa
di più. La difficoltà consiste nel fatto che nella
quotidianità questa realtà non emerge. Emerge
piuttosto una gioventù un po’ spenta, con poche
idee, attratta dal consumismo e dalle apparenze, ma forse anche
una gioventù che si è smarrita lungo il cammino
verso questo Sud Africa così pieno di contraddizioni.
Terra promessa, si, ma solo per pochi...E allora, su le maniche,
perché c’è tanto da fare! Un grazie di cuore
a tutti coloro che sostengono questa realtà scalabriniana.
Giulia